mercoledì 14 ottobre 2009

Passeggiando tra Julia e Galimberti


Oggi ho letto uno dei numeri più belli di Julia, la criminologa di Berardi. Tra quelli letti fino ad ora, questo è l'unico in cui la bella protagonista si dispera, piange, urla, e va sotto shock. L'argomento è quello dei giovani che fanno gesti assurdi, in questo caso prendono dei fucili, pistole, mitra, con l'obiettivo di fare una strage in una scuola (stile purtroppo Columbine), e poi invece si sparano tra di loro uccidendosi. In tutto questo, Berardi ha scelto come "sottofondo" una lettera di Galimberti scritta ai ragazzi che gettavano le pietre dai cavalcavia. Il tutto, ha prodotto in me una inquietante ma piacevole passeggiata tra Julia e Galimberti, alla scoperta di questi tanto acclamati giovani, e di tutto quello che si portano sul groppone nell'età più delicata.
Riprendo da Julia le parole di Galimberti:

"Non capita sempre, ma nel vostro caso vi hanno identificato e questa è una buona notizia, non perchè le autostrade saranno più sicure, e neppure perchè giustizia sarà fatta, ma perchè almeno si può cominciare a parlare con voi, che sembrate giovani fuori da ogni logica, e quindi da ogni possibilità di dialogo. Un dialogo collassato dal vostro gesto, che nessuna ragione della mente e del cuore riesce a spiegare. [...] Chi non incontra nessuna nella vita è difficile che capisca chi è l'altro. Il mondo degli oggetti in cui probabilmente siete cresciuti, dai giocattoli alla televisione, dalla televisione ad internet, da internet ai videogiochi, non vi ha fatto capire la differenza tra le cose e gli uomini, e, come le macchine sullo schermo dei videogame, anche le macchine che corrono sulle strade per voi non contengono nessuno".

Mi piace quest'analisi e il suo modo di capire e parlare ai giovani. Chiudo con un altro pezzo di Galimberti, più positivo.

“La vita non mi ha disilluso. Di anno in anno la trovo sempre più ricca, più desiderabile e più misteriosa (…) La vita come mezzo di conoscenza. Con questo principio nel cuore si può non soltanto valorosamente, ma anche gioiosamente vivere e gioiosamente ridere
(L'ospite inquietante, Galimberti)

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